METAMORFOSI
nel labirinto della memoria
TEATRO DE LEMMING
dal 01 al 10 maggio // PIU' REPLICHE AL GIORNO
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA
frammenti poetici da Publio Ovidio Nasone, Bino Rebellato, Nina Nasilli, Massimo Munaro, Rainer Maria Rilke, Dante Alighieri, Alda Merini, Marco Munaro
drammaturgia, musica e regia Massimo Munaro
C’è il rito cristologico del sacrificio, attraverso il rosso di un’anguria dilaniata su un altare bianco. L’anima mundi ci osserva. Ogni volto umano ne reca l’impronta, che trasuda anche dalle maschere indossate dagli attori, custodi di uno spazio ermetico, sacerdoti di un culto magico che trova l’aggancio con la profondità dei misteri e con gli abissi che queste Metamorfosi restituiscono con pienezza. Le maschere informi, lisce, quasi involucri funebri, trasudano squarci di un tempo preistorico. L’occhio si fa mediatore fra presente e passato, immanente e trascendente. È un metasguardo sul grembo cosmico. Vita e morte formano un’unità indissolubile.
Queste Metamorfosi sono anzitutto dedalo e smarrimento, sono attraversamento vorticoso dei cinque sensi evaporando dentro un universo onirico. Come nei sogni occorre un po’ di tempo per riprendere i sensi e ritornare alla vita reale.
Le Metamorfosi sono il ritorno alla dimensione sacra del teatro. Erede della tragedia greca, Massimo Munaro interpreta un’arte radicale, irriducibile, allo stesso tempo minimalista e barocca. Un teatro nudo e crudo, tra mito e religione, che dimostra che cosa voglia dire avere un rovello.
Vincenzo Sardelli, Studi Cattolici
Nel labirinto delle memoria ispirato alle Metamorfosi di Ovidio, conduce i partecipanti all‘interno di un percorso labirintico, che è insieme anche un‘immersione radicale, intima e personale nello spazio del rito, del mito e del sogno. Lo spettacolo prevede l‘accesso di cinque spettatori a replica.
PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA
frammenti poetici da Publio Ovidio Nasone, Bino Rebellato, Nina Nasilli, Massimo Munaro, Rainer Maria Rilke, Dante Alighieri, Alda Merini, Marco Munaro
drammaturgia, musica e regia Massimo Munaro
C’è il rito cristologico del sacrificio, attraverso il rosso di un’anguria dilaniata su un altare bianco. L’anima mundi ci osserva. Ogni volto umano ne reca l’impronta, che trasuda anche dalle maschere indossate dagli attori, custodi di uno spazio ermetico, sacerdoti di un culto magico che trova l’aggancio con la profondità dei misteri e con gli abissi che queste Metamorfosi restituiscono con pienezza. Le maschere informi, lisce, quasi involucri funebri, trasudano squarci di un tempo preistorico. L’occhio si fa mediatore fra presente e passato, immanente e trascendente. È un metasguardo sul grembo cosmico. Vita e morte formano un’unità indissolubile.
Queste Metamorfosi sono anzitutto dedalo e smarrimento, sono attraversamento vorticoso dei cinque sensi evaporando dentro un universo onirico. Come nei sogni occorre un po’ di tempo per riprendere i sensi e ritornare alla vita reale.
Le Metamorfosi sono il ritorno alla dimensione sacra del teatro. Erede della tragedia greca, Massimo Munaro interpreta un’arte radicale, irriducibile, allo stesso tempo minimalista e barocca. Un teatro nudo e crudo, tra mito e religione, che dimostra che cosa voglia dire avere un rovello.
Vincenzo Sardelli, Studi Cattolici
Nel labirinto delle memoria ispirato alle Metamorfosi di Ovidio, conduce i partecipanti all‘interno di un percorso labirintico, che è insieme anche un‘immersione radicale, intima e personale nello spazio del rito, del mito e del sogno. Lo spettacolo prevede l‘accesso di cinque spettatori a replica.