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IL SANGUE DEGLI ALTRI

INTERPRETI

Fiorella Tommasini, Chiara Elisa Rossini, Diana Ferrantini, Katia Raguso, Mario Previato

ASSISTENZA E CURA

Fiorella Tommasini e Antonia Bertagnon

COLLABORAZIONE TECNICA

Alessandro Gasperotto

MUSICA E REGIA

Massimo Munaro

 

PRIMA RAPPRESENTAZIONE:

Rovigo - Spazio Lemming, 30 novembre 2006

Dopo la Tetralogia dedicata al mito greco, che prevedeva il coinvolgimento diretto e sensoriale del singolo spettatore partecipante, e dopo la lunga gestazione di NEKYIA - Inferno Purgatorio Paradiso, questo dittico a suo modo indaga ancora i regni dell'oltre-mondo, nella rilettura e nella prospettiva, però, del pensiero esistenzialista francese.  
Il Ciclo prende il titolo de Il Rovescio e il Diritto, esplicito omaggio ad Albert Camus, e si compone di due personali riletture drammaturgiche: la prima ispirata al noto dramma di Jean-Paul Sartre, la seconda ad un romanzo di Simone De Beauvoir Pur nell'autonomia di ciascuna parte il lavoro è pensato da noi come una sola comedìa della coscienza divisa in due atti. 
Come sempre nei nostri lavori si richiede agli spettatori una qualche forma di partecipazione diretta, una assunzione di responsabilità. Rispetto al passato però gli spettatori si troveranno qui ad essere partecipi consapevoli di un piccolo fatto collettivo. Da cui, per noi, oggi la possibilità di pensare al Rovescio e il Diritto  come ad un ciclo di drammi didattici

 

IL SANGUE DEGLI ALTRI inizia esattamente laddove si concludeva A PORTE CHIUSE. In quel lavoro la dimensione claustrofobica, senza-vie-di-uscita, finiva, paradossalmente, per rovesciarsi dagli attori agli spettatori nello spazio aperto di un cortile. La finzione teatrale sembrava cedere il posto, improvvisamente, alla realtà concreta della vita. Da quel finale sospeso riparte qui la storia dei medesimi personaggi, che pure sembrano, rispetto all’ineludibile stasi dell’inferno, essere sottoposti ora ad una lenta, per quanto dolorosa, trasformazione. Una metamorfosi purgatoriale

In effetti, a differenza della dimensione di angosciante incomunicabilità vissuta nella prima parte di questo dittico, qui un dialogo fra i vivi e i morti pare essere possibile. Le erinni infernali sembrano essersi trasformate in eumenidi. I morti tornano, come Antenati, a interrogarci: essi ci pongono di fronte ad una responsabilità, ci chiedono di realizzare una scelta. Riescono a strapparci una promessa.

Il tema mitico, di una rivitalizzante discesa dei vivi nel regno dei morti, si incontra qui con il deciso affermarsi di una dimensione storica. 

Ne IL SANGUE DEGLI ALTRI, il cui titolo è un omaggio al romanzo e al pensiero di Simone De Beauvoir, lo scenario storico è quello della resistenza europea sul finire della seconda guerra mondiale. Ma i fatti della resistenza – rievocati dalle Lettere dei condannati a morte della Resistenza europea e dalle testimonianze dirette raccolte ed elaborate dagli attori - non sono per noi da collocare in un passato interamente trascorso: essi si danno al contrario, esattamente come il mito, come sempre attuale possibilità dell’esistere. La Resistenza si offre così come metafora perfetta – purgatoriale – della lotta per la conquista ORA di una felicità possibile.

La struttura formale, il passaggio continuo di stanza in stanza, rievoca e capovolge l’andamento del precedente lavoro. Alla lacerata frammentazione dell’identità individuale, che caratterizzava A PORTE CHIUSE qui la centralità è assunta dal flusso di una ritrovata identità collettiva. Alla scena, quasi interamente femminile, si contrappone un’unica figura maschile, che da oppositiva finisce per definirsi come una alterità che evoca la possibilità di una congiunzione. Il nero, tonalità dominante del precedente lavoro, cede il posto al bianco. L’acqua incontra, finalmente, la terra. 

Mi rivolto: dunque siamo.